Dopo l’ennesimo sguardo stupito Sole
Feb 18

Mi hai usato sin dall’inizio. Il tuo scopo era quello di far riavvicinare lo stanco compagno, farlo vibrare di nuovo . “Mi prendo le mie responsabilità, se poi sbaglio…” Frase quanto mai eloquente.
E io con la paura di farti rimanere male. Come posso essermi infatuato di una persona tanto malvagia. Tanto manipolatrice. Avessi ascoltato Alex. Meglio così. Mi sono scottato. Ho una nuova cicatrice sul corpo. Ero riuscito perfino ad allontanarti, a renderti non un “problema”. Ma è stato proprio lì che ti sei rifatta sotto. “E’ facile sedurti…”. Altra frase da te pronunciata. Ogni tanto ti lasciavi sfuggire qualche disegno del tuo progetto. Quanto ti ho dato in questi mesi. Mi sono lasciato andare ad una persona che stimavo, alla quale volevo bene. Quanto mi sentivo importante a starti vicino. A sentire la paura che avevi di perdermi. Un cretino. Marionetta nelle tue mani. Ho sempre, o quasi, creduto nella sincerità del tuo sentimento. Possibile che mi sbagliassi? Ho sempre cercato che questa storia fosse il più cristallina possibile, basata sull’onestà, sulla sincerità. Dove mi ha portato la mia morale. Non ti ho mai promesso niente, dirai. E’vero. Mi hai dato la tua stima. Mi hai dato la tua complicità. Mi hai dato le tue preoccupazioni. Ti sono stato vicino. “Hai portato il sole alle mie giornate”. Eri sincera? Forse. Ma ora? Che senso ha tutto questo? Non mi fa male sapere di non poterti avere, mi fa male sentirmi ingannato, usato, per i tuoi scopi. Mi fa male nel nome di quello che abbiamo condiviso in questi mesi. Può esistere un’amicizia tanto profonda, senza che questa sia spinta da un interesse, da uno scopo? Realizzato o decaduto lo scopo muore la storia. Cosa posso provare verso di te se non tristezza? Possibile che io non riesca a non vedere tutto da due punti di vista?
In soli tre mesi, in tre soli fottutissimi mesi, quante volte ho cercato di indirizzare questa “cosa” su dei binari percorribili? Quante volte hai fatto deragliare il treno? Quante volte mi sono sentito un idiota. Un idiota che aspira a qualcosa di alto. Come stavo bene quando non ti davo nessuna importanza. E ora cosa vuoi che faccia. Dimenticare tutto? Vorrei punirti, ma inizio a credere che non ne valga la pena. E non per il fatto che sei talmente acerba, ma perché sono forze sprecate. Non ti meriti tanta attenzione. Meglio continuare per la mia strada, arricchito, e non fartelo nemmeno sapere. Escluderti dalla mia vita, scavare un fossato, che separi te e se necessario altri, ma non lasciarti più entrare dalla mia porta. Vorrei riuscirci, ma sono diventato talmente poco materialista, mi piace prendere quello che mi fa star bene senza pensarci tanto, e se tornerai a darmi qualcosa so che io tornerò a prenderlo. Mi fa tristezza pensare che fra qualche settimana, come già è successo, tornerai a cercarmi. Sarebbe bello lasciarti, da lontano, la porta aperta, e godere del fatto che tu la veda così. E chiudertela in faccia quando si presenta l’occasione. Ma non ne sarei capace. Per lo stesso motivo per cui non riesco ad odiarti. Ma non sei tu. Non è la tua “bellezza”. E’ questo mio nuovo, doloroso, illuminante distacco dalla vita.

(da leggere ascoltando ”Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan)

4 Responses to “Ira”

  1. duhangst Says:

    Tutto Bene? :shock:

  2. Henry Calvino Says:

    Sì, non farci caso, è una cosa che avevo buttato giù tanto tempo fa per sfogarmi. Ogni tanto vado a pescare robe vecchie dal cassetto. :mrgreen:

  3. Pepenero Says:

    Bhè, diciamo che il tenore del post potrebbe far sembrare fuori luogo il mio intervento ma lo devo dire: questo blog è bellissimo!! Molto molto originale, sembra davvero di stare nel cortile di un palazzo…
    Ci manca solo la portiera in ciabatte che smista la posta.

  4. Henry Calvino Says:

    Per quella ci stiamo organizzando. :mrgreen:

Leave a Reply