Oggi sono contento. Ieri ho chiaccherato con una cara amica dopo tanto tempo. E ho visto che le mie infinite seghe mentali non mi hanno portato così alla deriva come temevo. Le voglio troppo bene.

Si piega verso il mare dell’aria
muove le mille dita
senza spostarsi d’un filo dalla madre
che l’ha alzato alla vita.
Ho paura del giudizio degli altri. Voglio che gli altri conoscano quello che penso, ma ho paura ad interagire con loro. Ho paura di non piacere, di deluderli. Lo so, è un timore irrazionale, eppure mi blocca. Non riesco ad essere naturale anche se non devo mostrare il mio volto o far sapere chi sono. Ho paura anche decontestualizzato.
Ieri sono stato al concerto degli Smashing Pumpkins. Piacevolmente sorpreso. Grandissimo Billy. Il meglio delle Zucche di sempre si deve ancora scrivere. Da oggi per me la musica ha un suono diverso.
Stamattina mentre ero in biblioteca sono entrate nella sala due signore. Da dietro le librerie si sentiva solo la voce, parlavano come fossero al mercato. Mentre la ragazza in parte a me sbuffava e le incitava al silenzio con vari ssssst! io continuavo placido a studiare e anzi me la ridevo un po’ per i due soggetti. Sapevo che sarebbero uscite dopo poco. Non era un presentimento, una possibilità, era proprio una percezione concreta. Infatti. So leggere le persone.
Non c’è posto per me, non c’è posto per un’anima inquieta, che non sente, non vive e si sente a disagio. Brancolo nel buio di non pensieri, di concetti astratti che girano su sé stessi, si mordono la coda e cadono a terra inerti. E’ tempo di…Voglio svegliarmi da questo incubo senza mostri o mulini a vento, ma è la volontà che mi manca. Non vivo, non penso, non esisto se non per gli altri. Ogni mio senso è perduto, offuscato da una matita. Un filo che viene sciolto, ignaro, posato su un piano senza appoggio, sospeso nel vuoto. Vuoto. Non ho peso. Vuoto. Non riconosco il mio corpo. Vorrei impazzire per sentirmi vivo. Vorrei soffrire. Non mi è concesso. Sono prigioniero dell’indifferenza.





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