Ago 28

Selezionare la bevanda. Mi hanno sempre messo nel panico gli imperativi, anche i più banali, soprattutto quando avevo già le idee chiare. E così ora, cioccolata o cappuccio? La cioccolata è più rilassante, più avvolgente, il cappuccio invecie più sofisticato, più carico, ma poi rischio di agitarmi troppo come al solito e finire con l’essere intrattabile. Vada per la cioccolata, e fortuna che ero sceso con in mente un bel caffè. Carina quella. Viene anche lei a prendere qualcosa alle macchinette. Saluto di circostanza. Non le entrano i soldi. “Non è che avresti 50 centesimi da cambiarmi?” “Aspetta che guardo…Sì, ecco.” “Grazie.” Fischietto nella mente pensando se mi sia piaciuto più The aviator o Gangs of New York. E’ pronta la cioccolata, bollente come piace a me. Saluto la tipa con un sorriso e ritorno in ufficio a dire a Micheal che ho appena visto la sua ex-moglie.

Ago 08

E’ apparso così, dal nulla. Stavo guardando se le belle di notte si fossero aperte ed eccolo lì, al solito posto, sopra il tetto della casa di E. Si leccava i baffi, sono sicuro che B. gli avesse appena dato gli scarti della cena. La moglie di B. è negata in cucina ma per Tao sono un banchetto coi fiocchi. Mi ha visto sul balcone e per un secondo si è fermato a fissarmi, poi ha ricominciato a pulirsi con le sue zampe macchiate di bianco come se le avesse immerse in una latta di vernice. Ho mosso un poco le piccole campane tibetane e lui ha rizzato le orecchie ma con indifferenza, senza girarsi, quel suono gli è familiare e sono sicuro che prima o poi tornerà a casa. Ma non adesso. Sa che sono stato io, è l’unico a saperlo e questo fa ancora più male. Sono due giorni che non scendo in cantina,  l’odore di sangue raggrumato inizia a salire le scale ed meglio che domani dia una ripulita. C’è solo una cosa che mi blocca, non voglio cancellare le impronte rosse lasciate da Tao. Non adesso.

Suggested music:  [Vaka], Sigur Ròs

Giu 20

E’ ora di smetterla. Non si può continuare a credere che i problemi si risolvano escogitando teorie strampalate. La matita non ricresce. Spaparanzati sul prato dell’ineluttabilità a prendere il sole dell’indifferenza. La matita non ricresce. Ritrovarsi nei cafè a giocare alla fantapolitica “No, il mio è più corrotto del tuo, ha due condanne penali e un conto alle isole Cayman”. La matita non ricresce. Credete forse che un povero Cristo morto in cantiere risorga? La matita non ricresce. Vanno ai talk-show a criticare leggi scritte nel DNA dell’avversario. Che facciamo, li esponiamo a uranio impoverito? La matita non ricresce. Che spettacolo sublime, Mister Boschetto Bruciato a braccetto con sua eminenza Ipocrisia Reincarnita. La matita non ricresce. Pescatori costretti a prendere nelle reti uomini invece che tonni. La matita non ricresce. Se pensi che questo sia solo l’inizio, ma la punta è fine esci per strada e compi un gesto di disordinata fobia. Adesso lo sai anche tu, la matita non punisce.

Apr 03

Chiudere gli occhi e prepararsi al contatto. Le lame del vento ti tagliano le orecchie, il naso, le labbra. Non vedi ma immagini e immagini male. Perchè in questo spazio non ci sono secondi ma solo ricordi, che si cambiano e cambiano umore. Non hai peso, mai l’hai avuto. Vorresti avere le ali, per davvero, e invece sei su delle rotaie che ti portano dall’altra parte, migliore o peggiore va a fortuna. Non c’è più un alto e un basso, solo tu, adesso. E per poco. Ondeggi nella palla di vetro, la neve di polistirolo è più veloce di te. Hai tutta l’aria e il respiro vuoto, il mondo schiacciato sul petto e preme e preme. E’ insopportabile e lunghissimo. Come consolazione, è definitivo. Suona il campanello, sta arrivando il tuo diretto. Non puoi sentirlo, ci sei già sopra. Uno, due, tre. Ormai sei diventato qualcos’altro.

suggested music: Some Devil, Dave Matthews

Apr 02

Una volta ho assaggiato un gelato, che non ti so dire. Un tripudio di gusto, una scioglievolezza, una dolcezza che non ho più provato. Appena ho dato il secondo morso il cielo si è oscurato e si è alzato un vento gelido. Ho pensato stesse arrivando il solito temporale estivo e così ho continuato a godermi la mia prelibatezza. Invece più addentavo quell’estasi per il palato più il tempo peggiorava, tuoni, fulmini, scosse di terremoto sempre più violente, stormi di uccelli che scappavano chissà dove, la gente impazzita che correva per la piazza, urla e pianti disperati, la strada si è squarciata in solchi profondi. Dev’esere stato due vite fa, perchè lo ricordo ancora piuttosto bene. Ha cominciato a scendere una pioggia ocra e dallo strano sapore. E’ stato lì che ho capito l’arcano, ma non volevo davvero rinunciare alla mia squisita merenda. Così mi sono seduto, comodo, sulla panchina, a godermi il gelato mentre guardavo il mondo finire.

Mar 29

Mi sono trovato così, per caso ad assaggiare la vita. Percorrevo la strada bagnata che portava allo zoo, i lampioni, solo qualche foglio di giornale per terra. Solo. Non ci pensavo, ancora, sarebbe stato il giorno dopo, ma mi sembrava talmente lontano, che non ci pensavo. L’acqua che mi bagna le scarpe, l’acqua che mi separa dal chaos. Percorro la via che porta allo zoo e credo di rivedere Lee. Troppo tardi per piangere, per ascoltare una canzone che non comincia per… Mi scopro debole, mi scopre la luce dell’alba che schiarisce la mia giacca, ma non importa, è già domani ed è quasi ora di scegliere su quale barca salire. Ho anche un’ombra che mi segue che mi sorpassa che sparisce se provo a parlarle. Tanto non è questo, tanto la mia scelta l’ho fatta ed è quella di essere, semplicemente, essere. Il fiume, il vento che si alza, il profumo dei forni, una donna che si copre il viso, che ha paura di non guardarti. Le cose che come un violoncello mi scolpiscono l’umore. Raggiungo il ponte, non ho fretta, ancora lei nella testa, non se ne vuole andare. Come una caramella amara che non finisce più.

Mar 25

        

Arrivano momenti in cui tutto sembra un casino, ogni cosa ti rimbalza in testa, non c’è soluzione ai problemi. E’ in quei momenti che l’unica cosa da fare è scappare. Devi pianificare tutto alla perfezione, nessuno deve scoprire il tuo piano segreto, deve essere una cosa fulminea. Scegliti un posto tranquillo, lontano da occhi indiscreti, gli altri non dovranno mai saperlo. Non vorrai che pensino che hai qualche rotella fuori posto? Prepara quello che ti serve, meglio roba di prima qualità. E quando sei pronto, comincia. Indossa l’arnese come se fosse una continuazione della tua mano. L’altra stringila saldamente e forma un piccolo arco. Appoggiati con le lame e assicurati che basti un colpo solo. Con un movimento netto recidi, trapassa, separa, scindi. Bravo. Non senti che silenzio ora? Va molto meglio, hai tagliato la corda.

suggested music: Voodoo Child (Slight Return), Jimi Hendrix

Feb 27

In questo periodo, a nord di questa penisola, fuori dalle case si possono notare dei fantocci di sembianze umane. Adagiati su sedie, sono accompagnati da un piccolo cartello, spesso incomprensibile. Gli umani che passano per strada si fermano ad osservarli e a leggere quel messaggio criptato con una spontanea e pacata manifestazione di allegrezza. Questi pupazzi sono lasciati lì fuori per qualche tempo, probabilmente a stagionare, fino a quando tutti insieme vengono issati su una catasta di legna e quindi bruciati. In quell’occasione centinaia di persone si radunano intorno a un grande falò e vengono cucinati anche, separatamente, degli aggragati di carne suina denominati “salsicce”. Gli umani mangiano e bevono cospicue quantità di succo d’uva fermentato, emettendo urla di sorpresa e incitamento allorchè le fiamme raggiungono questo o quel fantoccio. Nonostante l’inspiegabile dispendio di combustile di tipo organico, si può constatare un generalizzato clima euforico. Particolarmente entusiasti dell’evento sembrano i cuccioli, che si rincorrono e giocano attorno al fuoco procurandosi talvolta lievi ustioni.

#1

Feb 25

Sono qui con lei…Stiamo pranzando insieme…Probabilmente un giorno non molto lontano penserò con profonda nostalgia ad un qualsiasi istante di questo pomeriggio…ogni suo sguardo…ogni suo respiro…ogni suo gesto…Ed ora sono qui e non so che fare, lei non parla, sembra da un’altra parte…ho paura di cosa significhi questo incontro…ma come una valanga che vedo precipitarmi addosso non posso fare niente se non godermi gli ultimi respiri, naturalmente incosciente del futuro prossimo…è assurda la vita e io sono qui a scriverlo…ora la guardo leggere, la osservo con la coda dell’occhio mentre vorrei fermare il tempo…bloccare ogni secondo, non tanto non per imprigionarla, ma per la paura del dopo…molto, troppo vicino…Non posso veramente fare niente…mi sembra che qualcosa ci sia…ma sono altrove o distratto da chissà quali altri pensieri, non riesco a vedere la soluzione… è qui…non può spegnersi così…non è già scritta la fine di questo racconto…

suggested music: Goodbye, Kevin Shields

Feb 18

Mi hai usato sin dall’inizio. Il tuo scopo era quello di far riavvicinare lo stanco compagno, farlo vibrare di nuovo . “Mi prendo le mie responsabilità, se poi sbaglio…” Frase quanto mai eloquente.
E io con la paura di farti rimanere male. Come posso essermi infatuato di una persona tanto malvagia. Tanto manipolatrice. Avessi ascoltato Alex. Meglio così. Mi sono scottato. Ho una nuova cicatrice sul corpo. Ero riuscito perfino ad allontanarti, a renderti non un “problema”. Ma è stato proprio lì che ti sei rifatta sotto. “E’ facile sedurti…”. Altra frase da te pronunciata. Ogni tanto ti lasciavi sfuggire qualche disegno del tuo progetto. Quanto ti ho dato in questi mesi. Mi sono lasciato andare ad una persona che stimavo, alla quale volevo bene. Quanto mi sentivo importante a starti vicino. A sentire la paura che avevi di perdermi. Un cretino. Marionetta nelle tue mani. Ho sempre, o quasi, creduto nella sincerità del tuo sentimento. Possibile che mi sbagliassi? Ho sempre cercato che questa storia fosse il più cristallina possibile, basata sull’onestà, sulla sincerità. Dove mi ha portato la mia morale. Non ti ho mai promesso niente, dirai. E’vero. Mi hai dato la tua stima. Mi hai dato la tua complicità. Mi hai dato le tue preoccupazioni. Ti sono stato vicino. “Hai portato il sole alle mie giornate”. Eri sincera? Forse. Ma ora? Che senso ha tutto questo? Non mi fa male sapere di non poterti avere, mi fa male sentirmi ingannato, usato, per i tuoi scopi. Mi fa male nel nome di quello che abbiamo condiviso in questi mesi. Può esistere un’amicizia tanto profonda, senza che questa sia spinta da un interesse, da uno scopo? Realizzato o decaduto lo scopo muore la storia. Cosa posso provare verso di te se non tristezza? Possibile che io non riesca a non vedere tutto da due punti di vista?
In soli tre mesi, in tre soli fottutissimi mesi, quante volte ho cercato di indirizzare questa “cosa” su dei binari percorribili? Quante volte hai fatto deragliare il treno? Quante volte mi sono sentito un idiota. Un idiota che aspira a qualcosa di alto. Come stavo bene quando non ti davo nessuna importanza. E ora cosa vuoi che faccia. Dimenticare tutto? Vorrei punirti, ma inizio a credere che non ne valga la pena. E non per il fatto che sei talmente acerba, ma perché sono forze sprecate. Non ti meriti tanta attenzione. Meglio continuare per la mia strada, arricchito, e non fartelo nemmeno sapere. Escluderti dalla mia vita, scavare un fossato, che separi te e se necessario altri, ma non lasciarti più entrare dalla mia porta. Vorrei riuscirci, ma sono diventato talmente poco materialista, mi piace prendere quello che mi fa star bene senza pensarci tanto, e se tornerai a darmi qualcosa so che io tornerò a prenderlo. Mi fa tristezza pensare che fra qualche settimana, come già è successo, tornerai a cercarmi. Sarebbe bello lasciarti, da lontano, la porta aperta, e godere del fatto che tu la veda così. E chiudertela in faccia quando si presenta l’occasione. Ma non ne sarei capace. Per lo stesso motivo per cui non riesco ad odiarti. Ma non sei tu. Non è la tua “bellezza”. E’ questo mio nuovo, doloroso, illuminante distacco dalla vita.

(da leggere ascoltando ”Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan)