Feb 25

Sono qui con lei…Stiamo pranzando insieme…Probabilmente un giorno non molto lontano penserò con profonda nostalgia ad un qualsiasi istante di questo pomeriggio…ogni suo sguardo…ogni suo respiro…ogni suo gesto…Ed ora sono qui e non so che fare, lei non parla, sembra da un’altra parte…ho paura di cosa significhi questo incontro…ma come una valanga che vedo precipitarmi addosso non posso fare niente se non godermi gli ultimi respiri, naturalmente incosciente del futuro prossimo…è assurda la vita e io sono qui a scriverlo…ora la guardo leggere, la osservo con la coda dell’occhio mentre vorrei fermare il tempo…bloccare ogni secondo, non tanto non per imprigionarla, ma per la paura del dopo…molto, troppo vicino…Non posso veramente fare niente…mi sembra che qualcosa ci sia…ma sono altrove o distratto da chissà quali altri pensieri, non riesco a vedere la soluzione… è qui…non può spegnersi così…non è già scritta la fine di questo racconto…
suggested music: Goodbye, Kevin Shields
Feb 18
Mi hai usato sin dall’inizio. Il tuo scopo era quello di far riavvicinare lo stanco compagno, farlo vibrare di nuovo . “Mi prendo le mie responsabilità, se poi sbaglio…” Frase quanto mai eloquente.
E io con la paura di farti rimanere male. Come posso essermi infatuato di una persona tanto malvagia. Tanto manipolatrice. Avessi ascoltato Alex. Meglio così. Mi sono scottato. Ho una nuova cicatrice sul corpo. Ero riuscito perfino ad allontanarti, a renderti non un “problema”. Ma è stato proprio lì che ti sei rifatta sotto. “E’ facile sedurti…”. Altra frase da te pronunciata. Ogni tanto ti lasciavi sfuggire qualche disegno del tuo progetto. Quanto ti ho dato in questi mesi. Mi sono lasciato andare ad una persona che stimavo, alla quale volevo bene. Quanto mi sentivo importante a starti vicino. A sentire la paura che avevi di perdermi. Un cretino. Marionetta nelle tue mani. Ho sempre, o quasi, creduto nella sincerità del tuo sentimento. Possibile che mi sbagliassi? Ho sempre cercato che questa storia fosse il più cristallina possibile, basata sull’onestà, sulla sincerità. Dove mi ha portato la mia morale. Non ti ho mai promesso niente, dirai. E’vero. Mi hai dato la tua stima. Mi hai dato la tua complicità. Mi hai dato le tue preoccupazioni. Ti sono stato vicino. “Hai portato il sole alle mie giornate”. Eri sincera? Forse. Ma ora? Che senso ha tutto questo? Non mi fa male sapere di non poterti avere, mi fa male sentirmi ingannato, usato, per i tuoi scopi. Mi fa male nel nome di quello che abbiamo condiviso in questi mesi. Può esistere un’amicizia tanto profonda, senza che questa sia spinta da un interesse, da uno scopo? Realizzato o decaduto lo scopo muore la storia. Cosa posso provare verso di te se non tristezza? Possibile che io non riesca a non vedere tutto da due punti di vista?
In soli tre mesi, in tre soli fottutissimi mesi, quante volte ho cercato di indirizzare questa “cosa” su dei binari percorribili? Quante volte hai fatto deragliare il treno? Quante volte mi sono sentito un idiota. Un idiota che aspira a qualcosa di alto. Come stavo bene quando non ti davo nessuna importanza. E ora cosa vuoi che faccia. Dimenticare tutto? Vorrei punirti, ma inizio a credere che non ne valga la pena. E non per il fatto che sei talmente acerba, ma perché sono forze sprecate. Non ti meriti tanta attenzione. Meglio continuare per la mia strada, arricchito, e non fartelo nemmeno sapere. Escluderti dalla mia vita, scavare un fossato, che separi te e se necessario altri, ma non lasciarti più entrare dalla mia porta. Vorrei riuscirci, ma sono diventato talmente poco materialista, mi piace prendere quello che mi fa star bene senza pensarci tanto, e se tornerai a darmi qualcosa so che io tornerò a prenderlo. Mi fa tristezza pensare che fra qualche settimana, come già è successo, tornerai a cercarmi. Sarebbe bello lasciarti, da lontano, la porta aperta, e godere del fatto che tu la veda così. E chiudertela in faccia quando si presenta l’occasione. Ma non ne sarei capace. Per lo stesso motivo per cui non riesco ad odiarti. Ma non sei tu. Non è la tua “bellezza”. E’ questo mio nuovo, doloroso, illuminante distacco dalla vita.
(da leggere ascoltando ”Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan)
Feb 12
Una persona ti può piacere in mille modi diversi. Può colpire alcune tue peculiarità in miliardi di diverse combinazioni.
Feb 07
Non pensavo ci fossi rimasta così male. Non credevo tenessi tanto a me. Ho rivisto quel dolore superficiale che già ho incontrato una volta nella mia vita. Quel dolore egoistico, per non possedere più quella cosa. Non tieni veramente a me. Non vuoi veramente il mio bene. E’ quello che io ti do che ti interessa più di ogni altra cosa. E’ il pensiero di perderlo che ti fa stare male. Ma non sono io. E’ solo una manifestazione di me. Non lo fai con cattiveria. Non te ne rendi nemmeno conto. Perché l’ombra del tuo ego copre ogni cosa.
Sono un tuo peluche, da accarezzare ogni tanto e credere guardandolo negli occhi espressivi che questo ti restituisca qualcosa. Ma pretendi qualcosa che non ti può e non ti vuole dare.
Cosa posso fare? Assecondarti. Sono il tuo passatempo, mi usi quando vuoi. Io rispondo perché incapace di odiare. A te fa comodo così. Sono il giusto completamento per quello che ti manca. Non sono la tua metà mancante, ma il centesimo o millesimo di un puzzle di affetti. Poveri burattini che siamo.
Gen 20
Mi piacciono quelle tipe che mirano all’auto con la chiave quando la chiudono.
Ciccia, guarda che non è mica il telecomando della tv!
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