Una bella giornata di sole. Quelle che quando metti gli occhi fuori dalla porta devi chiuderli subito. Una di quelle in cui la luce sembra rimbalzare ovunque, bianca, ispirata. E’ così che se lo immaginava Renny quel giorno. Renny non vedeva più da 27 anni, una malattia ereditaria lo aveva reso insensibile allo spettro infinito di colori che giunge a noi da milioni di chilometri. Il calore sulla pelle quello sì però, quello lo sentiva, e quel giorno lui lo vedeva.
…
Noi importa quanto fosse stanco, Renny imboccò il viale che portava alle paludi e percepì l’oscurità chiudersi sopra di sé. Freddo, goccioline di nebbia che si posavano sulla sua pelle, che entravano nelle sue ossa, sotto i vestiti, il silenzio dei suoi passi sulle foglie morte. Procedette per una mezz’ora in quel tunnel di rami fitti e invisibili sopra di lui fermandosi di tanto in tanto a toccare il muretto che correva lungo il sentiero per assicurarsi di non essere ancora arrivato al bivio.
…
Un aura di calore cominciò a stuzzicarlo, da lontano, lentamente, sempre più intensa, metro dopo metro, fino a diventare insopportabile. Uno sfrenato, abbagliante, seducente fuoco scoppiava a pochi passi da lui. Lo accarezzava e lo abbracciava come un sole. Avrebbe voluto perdersi in quel cuore pulsante, entrarci e rinascere, ma il calore con una mano lo stuzzicava e con l’altra lo allontanava. E gli occhi erano l’unica cosa in lui che non sentiva nulla.



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